Il concetto di sovranità alimentare riporta subito alla mente nomi di paesi e zone geografiche economicamente poco sviluppate o in via di sviluppo, come il Sahel. In quest’area, una delle più povere del pianeta, gran parte degli agricoltori locali dipendono fortemente dalle grandi multinazionali importando sementi, fertilizzati e insetticidi chimici. L’impoverimento del suolo dovuto all’utilizzo di questi prodotti, comporta una sempre più crescente dipendenza dei medi e piccoli agricoltori dalle multinazionali.

Il ruolo e l’importanza dell’agricoltura organica nella lotta per la sovranità alimentare, il cambiamento ed l’evoluzione dei comportamenti e dei modelli di consumo locale e globale, il sostegno per gli agricoltori nella capacità di valorizzare le risorse umane e naturali presenti in un territorio sono solo alcuni dei temi trattati dal dott. Vincenzo Vizioli, presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica – AIAB, e guest speaker dell’evento “L’agricoltura biologica nell’Africa saheliana è una sfida possibile”, svoltosi il 18 dicembre 2015, dalle ore 17, presso il laboratorio “Braccia Rubate”.

Il dott. Vizioli e gli esperti agronomi di Tamat hanno discusso, con il coinvolgimento del pubblico, dell’importanza del sostegno ai produttori locali, del rispetto della stagionalità e della territorialità da parte dei consumatori, dell’importanza della ricerca e della sperimentazione nel campo dell’agricoltura sostenibile affinché sia praticabile anche nelle aree più sfavorevoli, come l’Africa Saheliana, del valore dell’assistenza tecnica, della formazione e della consulenza per i produttori e i consumatori del biologico, dell’importanza della cura della fertilità del suolo e la cura della complessità ambientale, soprattutto in zone come il Sahel, e dell’aumento delle potenzialità produttive attraverso la valorizzazione delle risorse genetiche autoctone con l’obiettivo per diminuire la dipendenza dalla multinazionali dei piccoli-medi agricoltori, dipendenza molto marcata nel continente africano.

Gli interlocutori hanno evidenziato come la dipendenza dalle multinazionali non riguarda solo i paesi in via di sviluppo, ma anche paesi occidentali come l’Italia. È questo uno dei motivi base per cui associazioni come AIAB lavorano quotidianamente per la diffusione delle pratiche dell’agro-ecologia su tutto il territorio nazionale.